Nove spaccate in poche settimane, cinque misure cautelari dopo le indagini della polizia di Stato

Serie di furti e tentati furti ai danni di negozi e locali soprattutto nel centro storico. Secondo gli investigatori del Commissariato Centro, i colpi sarebbero stati messi a segno tra gennaio e febbraio con uno schema ricorrente e obiettivi scelti di notte

Dietro la raffica di “spaccate” che tra gennaio e febbraio ha colpito il centro storico genovese, secondo gli investigatori ci sarebbe stato un copione preciso, ripetuto più volte nel giro di pochi giorni. La polizia di Stato di Genova, su delega della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Genova, ha eseguito cinque misure cautelari nei confronti di altrettante persone, di età compresa tra i 26 e i 46 anni, indagate a vario titolo per furto aggravato o tentato furto aggravato, in alcuni casi in concorso tra loro. Tra i destinatari dei provvedimenti figurano quattro italiani e un cubano.

L’indagine è stata condotta dagli agenti della sezione investigativa del Commissariato Centro e ha preso in esame nove episodi avvenuti nel cuore della città vecchia. Stando alla ricostruzione accusatoria, i componenti del gruppo si sarebbero dati appuntamento nelle ore notturne alla fermata Darsena di via Gramsci, per decidere di volta in volta quale attività commerciale prendere di mira. Una volta individuato il bersaglio, uno degli uomini avrebbe forzato l’ingresso per impossessarsi di denaro o merce, mentre un complice, in alcune occasioni, sarebbe rimasto all’esterno con funzioni di copertura. Poi la fuga, rapida, prima dell’arrivo delle pattuglie.

Secondo quanto emerso, la maggior parte dei colpi sarebbe stata materialmente eseguita da un trentunenne, talvolta affiancato da altri componenti del gruppo. Il primo episodio contestato risale al 28 gennaio, quando un negozio di via Ceccardi sarebbe stato violato con l’asportazione di merce per circa 1.700 euro. Due giorni più tardi, sempre secondo l’impostazione investigativa, sarebbe toccato a un ristorante di via Brigate Liguria, dal quale sarebbero spariti tablet e denaro per un valore complessivo di circa 14 mila euro.
La notte successiva, nel volgere di poche ore, gli obiettivi sarebbero diventati tre: un locale in via Calata Vignoso, uno al Molo Ponte Morosini e un altro in via Gramsci. In quel caso il bottino ricostruito dagli inquirenti ammonterebbe a 370 euro. A distanza di circa un mese, poi, un altro tentativo avrebbe riguardato un ristorante di via Cavallotti, dove però il colpo non sarebbe andato a segno nonostante la porta forzata.
L’inchiesta collega anche altri due episodi al 6 e al 7 febbraio. Nel primo caso, in via XX Settembre, sarebbero stati portati via due registratori di cassa con all’interno circa 50 euro. La sera successiva, sempre nella stessa strada, sarebbero stati sottratti 300 euro da un negozio, mentre poco dopo sarebbe fallito un ulteriore tentativo ai danni di un ristorante di via Brigate Liguria. In quest’ultimo episodio, secondo gli accertamenti, avrebbero agito in più persone.
A dare consistenza al quadro investigativo è stata soprattutto l’analisi delle immagini registrate dagli impianti di videosorveglianza, sia interni agli esercizi commerciali sia presenti sul territorio. È da quei filmati che gli operatori del Commissariato Centro sarebbero riusciti a ricostruire gli spostamenti, il modo di agire e l’identità dei vari indagati, tutti già conosciuti alle forze dell’ordine per precedenti.
Sul piano cautelare, il giudice ha disposto una misura in carcere, tre obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria e un divieto di dimora nel Comune di Genova. Quest’ultimo provvedimento, secondo quanto riferito dalla polizia di Stato, è stato poi trasformato in custodia cautelare in carcere a causa della violazione della misura imposta.
Resta ora aperta la fase giudiziaria, nella quale le posizioni dei cinque indagati dovranno essere ulteriormente valutate. Ma intanto l’indagine consegna agli investigatori un primo risultato su una sequenza di furti che, per settimane, aveva colpito a ripetizione negozi e pubblici esercizi del centro storico, con danni economici e un forte senso di insicurezza tra commercianti e residenti.
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